lunedì 8 giugno 2009
venerdì 1 maggio 2009
CRISI: MONETA MONDIALE UNICA? TREMONTI, SI' MA CON DOPPIA CIRCOLAZIONE
(ASCA) - Roma, 30 apr - Una moneta unica mondiale? Perche' no, ma prevedendo una ''doppia circolazione''. E' la posizione del ministro dell'economia, Giulio Tremonti, che giudica ''di straordinario interesse'' l'idea del governatore della banca della Cina. In effetti, e' stato il Fondo Monetario Internazionale ad introdurre il tema dei cosiddetti 'diritti speciali di prelievo' attraverso una specie di 'moneta sintetica' uguale per tutti i Paesi e il governatore della Cina si e' detto d'accordo. Il tema e' stato discusso nella presentazione del libro di Tommaso Padoa Schioppa 'La veduta corta''. |
Incertezza sui tempi della crisi
“La banca – ha proseguito l’ad di Intesa Sanpaolo nella sua relazione – ha affrontato con rapidità la crisi, in particolare quella di liquidità, predisponendo riserve nonché risorse per essere indipendente dall’andamento del mercato e poter rispettare gli impegni rimanendo vicini all’economia italiana e degli altri paesi in cui operiamo”. Anche “la redditività si mantiene solida – ha sottolineato ancora Passera – e abbiamo evitato il pericolo di eccessivo indebitamento in cui sono caduti altri istituti. Il rapporto tra patrimonio tangibile e attivi ci pone come la prima banca italiana ed europea”. L’amministratore delegato del gruppo ha quindi ringraziato tutti i dipendenti di Intesa Sanpaolo, osservando come “è grazie al lavoro fatto in tutti questi anni dalle 100 mila persone che lavorano per noi” che si può “guardare più serenamente alla situazione” attuale.
Nel 2008 le perdite sui crediti hanno raggiunto “cifre importanti”, ha poi ammesso Passera, aggiungendo che “sicuramente saliranno” visto che già “nei primi due mesi dell’anno nuovo c’è stato un peggioramento della qualità del credito rispetto ai periodi corrispondenti” e dunque è probabile che nel 2009 “avremo il picco della quantità di perdite su crediti”. Ma la banca ha comunque “voglia di stare vicina all’economia italiana”, ha assicurato l’ad di Intesa Sanpaolo, e lo potrà fare proprio grazie alla forte posizione di liquidità del gruppo che è “tra le migliori a livello mondiale”. In un momento “in cui è necessario assicurare all’economia non il maggiore, ma il migliore supporto, la nostra posizione – ha affermato – è di grandissima responsabilità”. Quanto alle previsioni sui risultati del 2009, “ci aspettiamo un utile netto robusto e la possibilità di tornare a distribuire il dividendo – ha chiosato Passera – anche se è troppo presto per prendere impegni di dimensione e quantità”.
sabato 4 aprile 2009
Chi ha avuto cosa dal vertice del G20?
(Reuters) - Le nazioni del G20 in alcuni vasi avevano messo sul tavolo priorità contrastanti in vista del vertice di Londra. Di seguito una sintesi di quello che era stato chiesto e delle risposte arrivate.
STIMOLO FISCALE
Chi voleva cosa: Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone avevano proposto con forza un'azione concertata nel mondo per pompare più fondi governativi nei pacchetti di stimolo; Francia e Germania preferivano aspettare per vedere i risultati dei fondi già messi a disposizione.
Risultato: il vertice non ha fissato obblighi per ulteriori misure fiscali, un fatto accolto con soddisfazione dalla Germania.
REGOLAMENTAZIONE DEL MERCATO
Chi voleva cosa: Francia e Germania avevano chiesto a gran voce la sorveglianza degli hedge fund, una causa che il cancelliere Angela Merkel aveva perorato anche prima della crisi finanziaria. Il Giappone aveva detto che la regolamentazione dovrebbe venire dopo il salvataggio dell'economia globale.
Risultato: chiaro impegno del vertice a estendere regolamentazione e sorveglianza a tutte le istituzioni finanziarie importanti, gli strumenti e i mercati. Anche le agenzie di credit rating saranno interessate.
FMI
Chi voleva cosa: Australia, Canada e Sud Africa erano tra i Paesi che volevano una forte crescita nei prestiti del Fmi; Russia, Argentina, Cina, India, Arabia Saudita e altri chiedevano riforme per concedere alle economie emergenti un maggiore potere di voto all'interno del Fondo.Risultato: la triplicazione dei fondi dati in prestito dal Fmi è andata oltre le attese, ma si è detto meno sul ribilanciamento dell'influenza chiesto dai Paesi in via di sviluppo.
COMMERCIO
Chi voleva cosa: Brasile e Gran Bretagna erano su una cifra di 100 miliardi di dollari in nuove linee di credito per il commercio internazionale.
Risultato: la cifra di 250 miliardi di dollari è andata oltre le attese.
PROTEZIONISMO
Chi voleva cosa: Gran Bretagna, Stati Uniti, Corea del Sud, Canada e India avevano chiesto che il G20 assumesse forti impegni per la liberalizzazione del commercio.
Risultato: il vertice ha "riaffermato" l'impegno dell'anno scorso a non alzare nuove barriere a investimenti e commercio. In pratica, molti dei Paesi del G20 hanno adottato misure protezionistiche dal vertice di Washington di novembre per difendere le imprese nazionali.
PARADISI FISCALI
Chi voleva cosa: Francia e Germania avevano chiesto a gran voce di dare un colpo ai paradisi fiscali.Risultato: il vertice ha accettato di schedare "giurisdizioni non collaborative" e prendere in considerazione sanzioni.
VALUTA DI RISERVA
Chi voleva cosa: Cina e Russia volevano discutere una nuova valuta di riserva globale in alternativa al dollaro, sulla base degli Special Drawing Rights del Fmi.
Risultato: la questione non è stata discussa, ma la Russia ha fatto una propria dichiarazione.
martedì 31 marzo 2009
Papa a Brown prima del G20: non dimenticate l'Africa
CITTA' DEL VATICANO - In una lettera resa pubblica oggi dal Vaticano, Papa Benedetto XVI ha detto al premier britannico Gordon Brown che il vertice del G20, che si tiene a partire da giovedì a Londra, per affrontare la crisi finanziaria globale non deve dimenticare l'Africa.
Il Pontefice, che nei giorni scorsi ha visitato il Camerun e l'Angola, ha segnalato che il Sud Africa sarà l'unica nazione del continente a essere presente al summit del Gruppo dei 20.
"La situazione deve suscitare una profonda riflessione tra i partecipanti al summit, dato che coloro la cui voce ha meno forza sulla scena politica sono precisamente quelli che soffrono di più degli effetti dannosi di una crisi di cui non portano la responsabilità", dice il Papa.
Per Benedetto XVI, è necessario rivolgersi al multilateralismo delle Nazioni Unite e delle organizzazioni collegate "al fine di sentire le voci di tutti i Paesi e di garantire che le misure e i passi fatti ai vertici G20 siano sostenuti da tutti".
Papa Ratzinger ha detto che la crisi economica minaccia la cancellazione o la drastica riduzione dei programmi di aiuto, specialmente per l'Africa, che per il Pontefice non è la causa della crisi e non può divenirne la vittima.
Benedetto XVI ha detto che "soluzioni segnate da qualsiasi egoismo o protezionismo nazionale" vanno evitate per trovare una via d'uscita dalla crisi.
lunedì 30 marzo 2009
Anche in Tanzania
lunedì 23 marzo 2009
Mons. Tomasi: la crisi economica non metta a rischio la promozione dei diritti umani
Troppo spesso, in periodi di crisi economica, si assiste all’ascesa al potere di governi dal dubbio impegno sul fronte della democrazia: è quanto rilevato con preoccupazione dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi all’Onu di Ginevra. La Santa Sede, ha aggiunto il presule, auspica che tali conseguenze siano evitate giacché, al contrario, ne risulterebbe una seria minaccia per la diffusione dei diritti umani fondamentali. Questa crisi, ha aggiunto, minaccia seriamente il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio contro la povertà, con conseguenze drammatiche, in particolare, per i bambini. I diritti umani di innumerevoli persone, ha affermato, sono già compromessi incluso il diritto al cibo, all’acqua, alla salute e ad un lavoro dignitoso.
La crisi, è stata la riflessione di mons. Tomasi, è stata in parte causata dal comportamento di alcuni attori del sistema economico e finanziario, compresi amministratori di banche e dirigenti che avrebbero dovuto controllare con maggiore diligenza e responsabilità il sistema. Nell’attività finanziaria - è stato dunque il suo monito - non si può guardare solo al facile profitto, ma bisogna perseguire il bene comune. E riecheggiando un intervento di Benedetto XVI, mons. Tomasi ha rinnovato il suo appello affinché ci sia più attenzione per un approccio etico nella creazione di partnership positive tra mercati, società civile e Stati.
L’osservatore vaticano non ha poi mancato di sottolineare che, a causa della crisi, si sono ridotti gli aiuti dei Paesi ricchi a quelli meno sviluppati, così come le rimesse degli immigrati. Questa situazione, ha avvertito mons. Tomasi, minaccia la sopravvivenza economica di intere famiglie, comporta un minore investimento nell’educazione delle nuove generazioni e conseguentemente una crescita ridotta nel futuro. D’altro canto, ha costatato, quando ampie categorie della popolazione vedono i propri diritti sociali ed economici frustrati, la perdita della speranza mette in pericolo la pace. Di qui, l’esortazione ad intraprendere un’azione internazionale concertata per promuovere i diritti umani, dando una base etica alle attività economiche e finanziarie.
lunedì 16 marzo 2009
noi e la crisi
sabato 14 marzo 2009
A COLLOQUIO COL BANCHIERE DELLO IOR

La sede dello Ior, l'Istituto opere per la religione del Vaticano, in pratica la banca del Papa, è nel torrione che sovrasta il Palazzo Apostolico. Ho avuto l'avventuro di entrare nel cuore di questo "sancta sanctorum" e di intervistare il suo presidente, il professor Angelo Caloia. Il banchiere lombardo vi lavora da quasi vent'anni e ha fatto dimenticare la gestione precedente legato a monsignor Marcinkus, il prelato che aveva fatto precipitare lo Ior ai limiti del baratro. Lo Ior è un luogo quasi surreale: dentro la roccaforte ecco aprirsi uno sportello bancario vero e proprio con un bancomat...in latino! L'ufficio di Caloia è proprio di fronte all'ascensore che il Papa adopera per salire nei suoi appartamenti. Ecco il testo dell'intervista che Caloia mi ha concesso nel suo ufficio allo Ior, pubblicata su Famiglia Cristiana. L'intervista è un'esclusiva mondiale concessa al mio settimanale, vale la pena di leggerla. Buona lettura (di Francesco Anfossi)
"La sede dello Ior è nel luogo più pittoresco del mondo per una banca: il torrione Niccolò V, a ridosso del Palazzo Apostolico, dentro le mura leonine della Città del Vaticano. Dietro una porticina si svela un istituto come gli altri, con gli sportelli e un bancomat...in latino. Man mano che si sale il luogo si fa più attinente allo stile dei sacri palazzi, via via fino allo studio del professor Angelo Caloia, oltre il patio del cortile Sisto V dove c’è l’ascensore che porta il Pontefice al suo appartamento privato. Nello studio del “banchiere del Papa”, dove c'è anche il tavolo del consiglio di amministrazione dello Ior, spiccano un dipinto del Nazareno e una finestra che sembra un’acquaforte di Piranesi: sotto, il Cortile del maggiordomo con l’inizio del passetto che portava i condannati a Castel Sant’Angelo, in alto un cielo di smalto, l’orizzonte dei pini e dell’Università Urbaniana. Il numero uno dello Ior mi mostra il tavolino dove si inginocchiò Madre Teresa per girare un assegno. La “matita di Dio” "vergò una grande M" e si raccomandò di farlo fruttare il più possibile per il bene delle sue 450 missioni in tutto il mondo. Il torrione Niccolò V è un bastione fisico e simbolico. Lo Ior è rimasto praticamente immune dalla crisi che ha devastato i mercati di tutto il mondo. Merito di questo banchiere che sta dentro la roccaforte da quasi 20 anni, quando prese il posto di monsignor Marcinkus, facendo dimenticare, anno dopo anno, la gestione del prelato che aveva fatto precipitare l’istituto nel baratro. "Io da tempo dico una cosa molto semplice: il denaro è fiducia ", esordisce Caloia. "Per questo la sua gestione, ovvero la finanza, deve essere intrinsecamente etica. Quando poi vengono meno i valori, la responsabilità individuale e sociale, quando si creano dei cicli vorticosi di sfiducia, non solo tra i risparmiatori ma tra le stesse banche, allora si precipita nel panico. Un panico ingiustificato dal punto di vista dei fondamentali dell’economia e anche della finanza più legata alle attività produttive". –Ma da cosa deriva per lei questo panico generalizzato? "Semplicemente dal fatto che è venuto meno questo mastice della vita sociale che è rappresentato dalla fiducia reciproca, ma anche e soprattutto dalla coscienza retta di chi opera nell’economia e nella politica. Oggi nella finanza mondiale nessuno si fida più di nessuno. Anche se si sono percorse parecchie vie: prima l’intervento americano e poi dei Governi europei, che hanno avuto più tempo per riflettere e trovato soluzioni più solide. Si è andati dall’acquisizione dei cosiddetti titoli tossici alle nazionalizzazioni, dalla ricapitalizzazione delle società alla riduzione del costo del denaro concertata tra le banche centrali, fino alla concessione di garanzie illimitate su tutte le passività delle banche". – Ed è servito a poco, cure da cavallo meno efficaci di un’aspirina. "C’è tuttora una tremenda insicurezza da parte di tutti, a cominciare dai risparmiatori. D’altra parte, il risparmio è sempre stato colpito duramente. Vuoi per calamità naturali, vuoi per cicli di mercato, vuoi per l’inflazione. E spesso sono risparmi sudati, frutto di lavoro". – E oggi? "Oggi viene colpito da comportamenti scorretti al limite della fraudolenza, dalla eccessiva propensione per l’azzardo, da comportamenti che eludono le norme. È colpito da quella brama di profitto che è sempre stata denunciata dall’autorità ecclesiastica. Non deve quindi sorprendere che il Papa levi alta la voce nei confronti di chi fa del denaro non uno strumento, ma un fine a sé stesso. E questo è d’altra parte un tempo in cui il denaro e l’egoismo stanno dominando". – “The price of greed”, la crisi è il prezzo della cupidigia, ha titolato il Time... "Esattamente, d’altro canto la Chiesa è sempre stata vigile nei confronti degli idoli. E soprattutto Benedetto XVI ha sempre detto che per operare rettamente la ragione dev’essere purificata, perché il suo accecamento etico derivante dal prevalere dell’interesse e dal potere è sempre in agguato. Per chi ha fede e per chi ha avuto la fortuna di essere formato nella coscienza c’è modo di dare alla ragione stessa una purificazione". – E tutto questo come si traduce nella finanza? "Si traduce nel non essere schiavi della mentalità utilitaristica dominante, che poi significa eccessivo attaccamento al denaro, accumulazione comunque, indifferenza verso i bisognosi. Se l’atteggiamento mentale dell’operatore finanziario o economico è ispirato alla fiducia in Dio, ne discende una grande e creativa libertà, aliena all’eccessiva preoccupazione per il futuro e anche dall’ansia di accumulare. Bisogna essere poveri di spirito, dice Cristo nel discorso della montagna...". – Questo colossale “falò delle vanità” rischia di abbattersi su quelli che lei chiama i bisogni popolari. Tutti aspettano la “fase due”, quella per cui dalla finanza il contagio passerà all’economia reale: il credito alle imprese, la produzione, i posti di lavoro... "Le conseguenze di questa crisi possono essere gravi. L’intervento delle autorità governative e monetarie è teso a far sì che riprenda l’erogazione del credito. Il denaro è come il sangue che circola nel corpo umano. Se non raggiunge i gangli vitali dell’organismo il corpo ne soffre. Oggi la preoccupazione massima è che il credito non giunga alle piccole e medie imprese, che sono il tessuto dell’economia nonostante il fiume di liquidità pompato dalle banche centrali. Con conseguenze per i posti di lavoro e per le famiglie. Indubbiamente è questo il problema. Tanto è vero che la Federal Reserve è arrivata a finanziare direttamente le imprese, senza passare dalle banche. Una cosa mai vista". – Non teme che la crisi possa investire opere e missioni della Chiesa? "Io credo che da questo punto di vista nella Chiesa ci sia una grande capacità di operare in modo efficace e senza spreco, mirando alle cose buone. Se noi consideriamo poi il favore con cui la popolazione tende a vedere le opere della Chiesa e a contribuire, ci si accorge della verità di quel che ho detto. C’è poi questa presenza di maggiore fiducia in Dio, di affidamento alla Provvidenza. Ciò mi fa credere che le realtà della Chiesa riescano a essere ancora più capaci di raggiungere le vere aree e i punti di sofferenza dell’umanità". – Che impatto ha la crisi dei mercati sulla banca della Santa Sede? "Noi non siamo una banca. Non abbiamo concesso né concediamo prestiti. In tal modo, non ci sono da noi perdite inesigibili. Il nostro patrimonio è solido e non abbiamo carenze di liquidità. Siamo sempre stati molto prudenti nel gestire le nostre finanze, oserei dire conservatori. Abbiamo sempre adottato investimenti difensivi". – Sul piano della gestione finanziaria come vi muovete? "Evitando ogni ricorso ai derivati. Noi amministriamo le risorse che ci sono affidate dalla comunità ecclesiale valorizzandole al meglio, ma con investimenti chiari, semplici, eticamente fondati. Quindi niente speculazione, niente titoli legati allo sfruttamento di bambini, all’industria delle armi e cose del genere. Solo investimenti oserei dire “blasonati”. Titoli sani, sociali , con grandi garanzie. Certificazioni internazionali attestano la rispondenza nelle scritture contabili di quello che facciamo. La nostra esperienza ci dice che l’obiettivo di non far perdere il capitale agli enti religiosi che ci affidano le loro risorse è ancora oggi pienamente raggiunto". – Sui giornali si leggono pagine e pagine di condanna degli eccessi del liberismo. Il mondo ha capito la lezione? "Le consapevolezze degli eccessi di questo libertarismo, di questo liberismo selvaggio di tipo finanziario che finisce col comprimere la società, ci sono. Ci vogliono delle regole, anche se non bastano. Occorrono anche i comportamenti, che inevitabilmente devono ricondursi a un’etica e, per noi, a una morale cristianamente ispirata". – Però non si può pretendere che tutti i banchieri, i manager e i broker della Terra siano cattolici o credenti... "No, certo, ma ci sono delle basi comuni per l’uomo e queste basi comuni sono i diritti universali, quel Dna etico che il Creatore ha posto in tutti noi e che deve emergere nei gravi momenti di difficoltà come questo. Compito che non spetta solo alla Chiesa ma a tutti i governanti illuminati". – Fatto sta che gli “spiriti animali” del capitalismo evocati da Keynes si sono rivelati un po’ poco spiriti e un po’ troppo animali... "Le occasioni fanno spesso dell’uomo un peccatore. Per questo è necessario che ci sia una regolamentazione, unita a una formazione della coscienza nella politica e in ogni altra espressione sociale. E da lì che bisogna ripartire. È da lì che bisogna riprendere un cammino che rafforzi quei messaggi che tendono al bene comune, come quello pronunciato dal Papa sul denaro". – I banchieri americani simboleggiano la “vil razza dannata” di questa crisi, con i loro compensi e le loro stock options milionarie. Il presidente della Lehman Brothers Dick Fuld pare abbia percepito un compenso di cento milioni di dollari nel 2008, nonostante il bel risultato finale; un altro banchiere ha incassato 40 milioni di liquidazione. Molti di loro stanno festeggiando tra Montecarlo e Parigi sulle rovine fumanti delle loro banche... "Be’, guardi, c’è sempre stato un disagio nel venire a conoscenza di questo tipo di retribuzioni. Il meccanismo delle stock options è negativo perché tra l’altro indirizza l’attività dei manager verso orizzonti a breve di capitalizzazione più vantaggiosa per i loro interessi che per quelli della società, distaccandosi da una strategia a lungo termine e dai fondamentali dell’economia come la produzione, l’occupazione, gli investimenti e via dicendo. Guardano più alla plusvalenza del capitale e ai dividendi. Massimizzare i vantaggi monetari a breve non è difficile: basta tagliare i costi. Per questo tutti i piani industriali fanno fatica a emergere, molto più facile risulta tagliare la massa salariale. Più difficile è avere delle strategie di penetrazione nei mercati e di incremento lento, costante dei ricavi". – Il Papa, nell’affermare che il "denaro non è niente", che conta solo la parola di Dio, ha ricevuto anche qualche critica, persino qualche ironia, dal momento che senza denaro non si vive... la stessa Santa Sede non potrebbe andare avanti senza lo Ior. "Il Papa non ha invitato a non utilizzare il denaro, ma a essere responsabili nella sua gestione. Gli usi smodati, le eccessive brame e, in ultima analisi, l’economia di carta, che finiscono per non avere ricadute se non negativamente sui genuini bisogni popolari come il lavoro, la famiglia e una dignitosa vita terrena. Il Papa non intendeva certo demonizzare il denaro, sa benissimo che l’uomo passa attraverso queste risorse caduche e terrene e che è anche attraverso di esse che egli deve cercare di dare un senso alla sua vita. "Tutto è vanità”, dice il libro del Qoelet. Ma questo non significa che noi non dobbiamo governare e far fruttificare le risorse terrene, con coscienza retta e con senso di responsabilità. Lei ricorda il cardinale Sin?". – Era il primate delle Filippine... "Colui che in sostanza pose fine al regime di Marcos e dei suoi successori, portando la pace nelle isole. Mi ricordo ancora il colloquio che avemmo in questo studio. Era seduto dove ora è seduto lei. Mi disse: “Caro professor Caloia, ho bisogno che lei mi sostenga, perché quando sarò dal buon Dio dovrà esserci sufficiente reddito per far andare avanti il mio esercito”. Intendeva dire tutti i suoi sacerdoti, le sue missioni, la sua organizzazione, la sua Chiesa. E aggiunse: “Il denaro può essere lo sterco del diavolo, ma può anche diventare un buon fertilizzante”.
